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albero in penombra

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“In natura vinces” nella natura vincerai:

è questo il nostro motto;
in ciò crediamo fermamente e siamo sicuri che,
se l’unione fà la forza,
vinceremo insieme.

La Filosofia Biogroup

LA MEDICINA È UNA, viene svolta in varie forme distinte per aree di competenza, culture od aree geografiche d’origine, principi filosofici e metodi scientifici di base.
Tra le tante distinzioni, quella che oggi più appassiona ed è oggetto di discussioni è tra la medicina convenzionale, di estrazione accademica e quella non convenzionale, alternativa, o semplicemente naturale.
La differenza, che è facile rilevare tra le due forme mediche è che la prima, accademica, ha, tra le varie branche in cui si articola, un linguaggio ed un corpo scientifico unico, mentre la seconda, naturale, per essere nata, nelle sue varie articolazioni, in epoche, contesti e sulla base di filosofie diverse, manca di un linguaggio e di un corpo scientifico unico.
Ogni forma medica ha dei limiti, dei pregi e dei difetti: dove iniziano i limiti di una di esse possono altresì cominciare i vantaggi di un’altra; è importante dunque giungere ad una loro integrazione, tanto da usufruire del massimo vantaggio e ridurre al minimo i limiti.
Questo auspicabile processo, il solo che possa portare ad un’unica medicina, ha, però, tra i suoi principali ostacoli, quello della mancanza di un linguaggio e di un corpo scientifico unico tra le varie forme di medicina naturale, tale da permetterne l’integrazione tra esse e quindi con la medicina accademica.
La necessità di trovare questo filo conduttore, ha portato ad individuare, nel costituzionalismo, la chiave di lettura che permette la realizzazione di tale compito e nella Medicina Biointegrata l’ambito di studio e di applicazione di tale metodologia.
L’attenzione che il mondo accademico ha mostrato verso questa impostazione è molto importante, tanto che l’Università G. D’Annunzio di Chieti, per la prima volta in Italia, ha istituito una Scuola di Perfezionamento postlaurea in Medicina Biointegrata.
L’utilizzo sul piano clinico della MEDICINA BIOINTEGRATA comporta delle novità non indifferenti sia nella diagnosi che nella scelta delle terapie opportune e nella loro conseguente integrazione.
La definizione di un programma terapeutico scaturisce da una serie di passaggi diagnostici e verifiche cliniche, che permettono di acquisire maggiore sicurezza e tranquillità nella prescrizione, dovendo tutto integrarsi e ritrovarsi incasellato in una specie di mosaico. Una tessera che non entra al suo posto può rimettere in discussione la costruzione dell’intero mosaico, sino ad individuare l’errore commesso.
Le varie forme terapeutiche vengono rivalutate nell’ottica dell’integrazione ed assumono maggiore valore in termini di risultati in quanto creatrici di facili sinergie.
La fitoterapia rientra a pieno titolo in tale ambito; questo termine fu introdotto per la prima volta da Henrì Leclerc ed indica il trattamento di una malattia o di uno stato patologico con piante o rimedi da esse derivati.
Come per la divisione esistente tra medicina naturale e quella accademica, così in fitoterapia si tende a distinguere la tradizionale, empirica dalla farmacologica, scientifica.
La fitoterapia tradizionale è basata su conoscenze empiriche, talora molto antiche e convalidate nel tempo dalla pratica clinica; ritiene che l’azione di una pianta medicinale non è riconducibile ai singoli principi chimici in essa contenuti, o alla loro somma, ma all’insieme dei suoi componenti, attivi ed inerti, che costituiscono il FITOCOMPLESSO. Questo costituisce un’unità terapeutica nella quale i principi attivi si legano a quelli inerti della pianta, stabilendo una sinergia d’azione naturale che interagisce positivamente con l’organismo cui viene somministrato.
La fitoterapia farmacologica è basata su recenti conoscenze scientifiche acquisite in laboratorio e con studi eseguiti su animali e sull’uomo; ritiene che l’azione di una pianta medicinale è riconducibile ai suoi principi attivi, chimici, isolabili, purificabili e somministrabili estraendoli dalla pianta stessa, talora riproducendoli sinteticamente.
A nostro modo di vedere la frattura esistente tra i due tipi di fitoterapia è solo artificiosa e basata su idee preconcette. La sperimentazione scientifica molto spesso si basa su osservazioni empiriche e dimostra in laboratorio la validità di dati clinici acclarati dalla fitoterapia tradizionale. La ricerca farmacologica applicata alla fitoterapia è molto giovane, non ha a disposizione che pochi dati in rapporto alla moltitudine di piante usate, per cui, se dovessimo fare affidamento solo ed unicamente ad essa, i mezzi fitoterapici utilizzabili sarebbero oggi molto limitati.
Molte piante, durante il processo di purificazione che porta all’isolamento in laboratorio dei principi attivi, perdono buona parte delle sostanze adiuvanti costituenti il fitocomplesso, e nessuno ancora ha potuto dimostrare compiutamente la differenza d’azione tra il singolo principio ed il fitocomplesso in toto.
La medicina è una, per cui, nell’ambito di un processo d’integrazione, crediamo sia utile non dividere, ma unire le forze, in una sinergia d’azione sicuramente positiva; i due modi d’intendere non devono rimanere cristallizzati su sterili posizioni ma possono coniugarsi per creare un
unico vantaggio.
Fra i più recenti modelli di fitoterapia vi è quella energetico-costituzionale nata in Francia con Requena, diffusasi in Italia con Di Stanislao, Paoluzzi, Iommelli, in Spagna con Bueno Cortes. Il modello nasce dall’integrazione tra l’impostazione costituzionalistica della m.t.c. ed i
moderni concetti di PNEI. Tale modello trova ulteriore sviluppo e validazione nell’ambito della Medicina Biointegrata, tanto da ricevere importanti conferme ed autorevoli riconoscimenti sul piano clinico.
La fitoterapia Biogroup, in linea con quanto espresso, parte dalla tradizione, cerca verifiche a livello farmacologico, trova applicazione sul piano energetico-costituzionale nell’ambito metodologico della Medicina Biointegrata.

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