Alimentazione

omega-3

Confronto dell’effetto del consumo di integratori di omega-3 e di pesce fresco sul profilo lipidico

L’iperlipidemia, insieme all’ipertensione e al fumo, rappresenta il principale fattore di rischio per le malattie cardiovascolari(CVD), che costituiscono la prima causa di morte in tutto il mondo. Alti livelli di colesterolo sono la causa del 56% di tutte le cardiopatie ischemiche e del 18% di tutti gli ictus, per un totale di circa 4,4 milioni di morti all’anno.(1-2) Attualmente, per predire il rischio di sviluppare le CVD, si utilizzano alcuni parametri, come i livelli di HDL ematici, l’indice di Castelli I (ossia il rapporto tra colesterolo totale e HDL), l’indice di Castelli II (rapporto tra LDL e HDL) e l’indice aterogenico (rapporto tratrigliceridi e HDL).(3) Il miglioramento del profilo lipidico, che rappresenta uno degli obiettivi più importanti nella cardiologia preventiva, può essere raggiunto tramite terapia medica o mediante il consumo di cibi ricchi in acidi grassi polinsaturi omega-3. Molti studi epidemiologici hanno infatti dimostrato l’effetto positivo di questi composti sul sistema cardiovascolare,(4) tanto che l’American Heart Association ha approvato il loro utilizzo nella prevenzione secondaria degli eventi cardiovascolari in pazienti con malattie cardiache coronariche.(5)

Un recente studio ha comparato l’effetto ipolipidemizzante del consumo di integratori a base di omega-3 con quello di pesce fresco, analizzando 106 pazienti con iperlipidemia, suddivisi in due gruppi: il primo ha consumato 2 g di capsule di omega-3 al giorno per un periodo di 8 settimane, mentre il secondo 250 g di trota due volte a settimana a pranzo e a cena per lo stesso periodo di tempo.(6) I risultati hanno dimostrato che in entrambi i gruppi i livelli di colesterolo totale, colesterolo non HDL, trigliceridi e l’indice di Castelli I erano significativamente più bassi in seguito al trattamento; tuttavia, il consumo di pesce ha avuto un effetto più pronunciato. Analogamente, i risultati hanno evidenziato un aumento dei livelli di HDL in entrambi i gruppi con un effetto maggiore nei soggetti che avevano consumato pesce, dove si è riscontrato anche un abbassamento dell’indice di Castelli II, dell’indice aterogenico e dei livelli di LDL. In conclusione, il consumo di pesce fresco sembra migliorare i profili lipidici meglio degli integratori, anche se lo studio presenta alcune limitazioni come l’utilizzo di trote da allevamento, che hanno valori di omega-3 più elevati rispetto al pesce pescato e una differenza significativa nel profilo lipidico di base dei pazienti dei due gruppi.

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